Morricone

11 settembre 2014

GIUSEPPE BERTO

Chissà quante volte, fin da ragazzo, a Capo Vaticano, proprio vicino al faro, ho tentato di vedere la casa di Giuseppe Berto, dove si era rifugiato da un mondo che non accettava, divenuto ormai obbrobrioso. Uno scrittore, Berto, che sublimò la Calabria, Ricadi, Capo Vaticano stesso come luoghi-oasi nella propria vita, concepita come tormento, come impossibilità di appagare le speranze, di raggiungere la verità, la chiarezza. Lo scrittore veneto non accettava il sottobosco della letteratura con i suoi accordi sottobanco per premiare, far fare carriera, dare il successo a pseudoartisti. E anche se orientò la sua giovinezza verso la guerra in atto, verso la vita sublimata come pericolo, tutto giudicato un errore da lui stesso, sue opere quali "Il male oscuro", "La cosa buffa", "Anonimo veneziano", "La fantarca" lasciano un segno nel nostro tempo: il tentativo di far soccombere il male nella vita dell'uomo.


CAPO VATICANO - Casa di Giuseppe Berto.

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