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23 giugno 2015

LAURA ANTONELLI

Con la scomparsa di Laura Antonelli va via dalla vita italiana qualcosa che è stato patrimonio collettivo deglia anni Settanta, quando l'attrice rappresentava il simbolo del desiderio erotico. La Antonelli fu un fenomeno che viaggiò in simbiosi con l'interiorità psicoanalitica di un popolo, ovvero l'attrice scomparsa ieri impersonificò componenti istintive di una gente che proveniva da secoli, da una cappa possessiva del desiderio ridotto da una morale fittizia ad essere qualcosa di nascosto, di vergognoso, con una pudicizia che portava un'arretratezza vistosa in confronto ad altre civiltà europee. Laura Antonelli fu liberazione, possibilità di fare affiorare naturelezze soffocate. Salvatore Samperi fu il regista adeguato, con il suo Malizia, per rappresentare sullo schermo una sessualità casalinga, quella della provincia italiana con i dogmi sessuali legati alla satanizzazione dell'erotismo, giudicato peccaminoso. A Laura Antonelli dobbiamo un grande balzo in avanti delle strutture dell'emancipazione sociale nelle sue componenti più autentiche e preziose.


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