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9 novembre 2015

GIUSEPPE BERTO

Ancora una volta. sono venuto a trovare il luogo, a Capo Vaticano, dove avevi voluto rifugiarti, tra l'incanto del mare ed il selvaggio della terra. Anche tu, con "Il brigante", storia di sollevazioni contadine e di occupazioni di terre, hai voluto rendere il contadino meridionale protagonista, come sto facendo io, ora, con un saggio su Rocco Pizzarelli, guida e capo ideale di quella storia. Ci è consono Ignazio Silone con "Fontamara". "Il male oscuro", "La cosa buffa", "La gloria", "Anonimo veneziano", "La passione secondo noi stessi" sono tue opere mettono n evidenza il tuo amore per la libertà, per l'onestà intellettuale, contro il potere, il mistero del male nella vita. Dicevi:"In tanti si sono affannati ad uccidere Dio, ma pochi sentono il vuoto spaventoso che la morte di Dio ha lasciato in me: io ho vissuto nel dramma di questo vuoto". E sulle tue tracce, ho parlato con il pescatore che ti portava in barca:"Era silenzioso e pensieroso", mi diceva. Ho scritto "Calabresità" con in sottofondo Anonimo veneziano, musica di Stelvio Cipriani, colonna sonora del film omonimo. Sei nato in Veneto, sei morto a Roma, volevi vivere in Calabria.



GIUSEPPE BERTO

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