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8 dicembre 2015

DISFACIMENTO

La memoria mi riporta al presepe addobbato con le arance dei miei campi, alla zampogna suonata da compare Rocco, personaggio da favola, e mi trasmette un'elegia dolce insieme ad un rimpianto irreversibile. Ed ora: stragi, bombardamenti, razzismo, terrore, luoghi classici blindati, che contraddizione! E chi me la ridarà mai la dolcezza del Natale innocente, origine di spiritualità genuina fin dall'età più bella! Sono rimasti i panettoni, i torroni, i pranzi luculliani, la corsa ai supermercati, gli auguri quasi sempre falsi ed ipocriti. Ditemi... c'è qualche posto sul Pianeta dove ancora posso ancora rivivere il Natale come quando mia madre mi comprava le noccioline americane e i fichi secchi, i bomboloni, e mi faceva le zeppole che portavano un sapore materno riempiendo la casa di un profumo antico che si collegava ai miei nonni? Sono riusciti a distruggere le cose più belle. Ma sì, continuiamo a festeggiare il Natale, sognando una Betlemme, una Gerusalemme libere e senza guerra, sognando un cenone con arabi, cattolici, buddisti, ebrei, bianchi, neri a darsi gli auguri osannati perché nati dalla pace.


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