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23 febbraio 2016

FIN DOVE SI PUO' ARRIVARE

All'origine di ogni vocazione artistica, costantemente, c'è un movente esistenziale. Una sorta di ipercompensazione a baratri che oscurano la vita. Leopardi non sarebbe stato il poeta de' "L'infinito" senza gli squilibri affettivi familiari, senza la precarietà somatica che generava un'immensa insoddisfazione di sé. A Fortunato Seminara mancò l'amore e si prefisse di inseguire qualcosa fin dove fosse possibile. Mario La Cava aveva un eterno cordone ombelicale materno ed identificava nel mare che stava davanti casa sua, a Bovalino, la presenza divina di chi l'aveva messo al mondo tramite un classicismo ellenico che vestiva la sua arte; Giuseppe Berto fu in tensione continua con la vita, con il mondo, ed anche lui inseguì il "fin dove è possibile" con "Il male oscuro". Anch'io, come questi grandi, m'attaccai al libro come ad una scialuppa per non annegare fra i cavalloni dell'oceano della vita, ponendo all'orizzonte i limiti del possibile e facendo di me un viandante solitario alla ricerca permanente della conoscenza. Né io né Berto, e Leopardi, La Cava, Seminara giungeremo mai a soddisfare l'intento, ma la rincorsa inesauribile è una splendida ragione di vita. 

                                     

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