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15 febbraio 2016

LETTERATURA E SESSO

I falli disegnati sui muri delle case di Pompei contro il malocchio a nulla servirono: il fallo non era una vergogna, anzi veniva considerato un protettore. Marziale, intellettuale romano, famoso per gli Epigrammi, diceva:" Complice delle gioie del letto, sarò muta su ciò che ti piacerà fare". A Roma, i baccanali erano riti religiosi che non suscitavano scandalo. Ovidio non si ritraeva nel dire:" Belle hai le cosce! ". Tutto cambiò. In Manzoni non si troverà una parola erotica: Renzo e Lucia danno l'apparenza di anime caste che si tengono lontane dal peccato e temono il sesso: Gabriele D'Annunzio, al contrario, spaziando nei suoi romanzi conduce alla conoscenza del sesso, della masturbazione letteraria, edonistico com'era. Giovanni Verga portò nella Letteratura il sesso morboso, mediterraneo, focoso delle terre bruciate dal sole come i suoi personaggi: Lola, la Lupa. Se si voleva scrivere di sesso bastava guardare le contadine dei campi che andavano a prendere l'acqua con un'anfora sulla testa, le braccia si alzavano a sorreggerla, ed apparivano bellezze seducenti  sotto le ascelle per far morire di desiderio chiunque. Come fanno gli stranieri a dire che noi italiani siamo in penuria di virilità? Da qualche parte, ho scritto che, in ogni estate, miriadi di bellezze scandinave corrono per venire nelle spiagge italiane a caccia di latin lovers, seguaci di Bacco e di Priapo. 

                                                        

     M A R Z I A L E

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