PROMESSI SPOSI

19 febbraio 2016

MOSAICO ALL'ITALIANA

Ma quando, finalmente, parlando, ci capiremo? E' un fatto che un italiano delle Dolomiti non capisca un connazionale di Cefalù. Ciò accadeva già nelle guerre di Indipendenza ottocentesche. Poi, guardate come trattiamo la pasta: "alla puttanesca", "amatriciana", "assassina", "settemari". In ogni angolo della Penisola un tipo di ricetta. Dovevamo aspettare gli americani per giungere alla "carbonara"? Furono soldati americani, appunto, nel 1944, a Trastevere, ad aggiungere uova e pancetta nella pasta. Anche l'aspetto fisico è diverso: a Bolzano predomina il biondo, a Ragusa il tipo olivastro, capelli e occhi neri. Carlo V, l'imperatore sul cui "regno non tramontava mai il sole", diceva che la Lingua più idonea per parlare alle donne sarebbe l'Italiano. Caliamoci nel pratico della comunicazione, chiamandola così per buona disposizione: "come dire?", "non vale la pena", "tutto a posto?", "stabilire una piattaforma", "portare avanti un discorso", "innescare un meccanismo". Si capisce qualcosa? Ma il pranzo del giorno di festa è monolitico: tagliatelle, vitello al forno, dolce, frutta e caffè. Diceva Goethe che non si poteva non conoscere l'Italia. Byron si presentò a Pisa con cinque carrozze, sette domestici, nove cavalli. Flaubert asseriva che nel nostro Paese tutto sarebbe allegro e facile.

                                                                                                  

         

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