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1 marzo 2016

FILOSOFIA DEL VIVERE

"...un terzo della vita degli uomini è assegnato al fiorire, pochi istanti alla maturità e alla perfezione, e tutto il rimanente allo scadere, e agl'incomodi che ne seguono", così scriveva Giacomo Leopardi nelle Operette morali. Pessimismo esistenziale cosmico quello del Recanatese; eppure, la vita è un dono meraviglioso: va accettata aprendosi verso il mondo. Compagno di ognuno di noi dovrebbe essere l'ottimismo,  guardare davanti a sé. Occorre conquistare una visione armoniosa e semplice della realtà. Le vie maestre che conducono alla saggezza della vita sono la concentrazione, la sintesi, il condensare interessi, l'essenziale, pochi bisogni elementari e poi essere felici per il sorgere del sole, per l'eterno ritorno delle stagioni instaurando una dialettica positiva con la realtà. Invece, nella nostra società consumistica si diviene schiavi dell'aspetto fisico e tristi per il deterioramento somatico, per le imperfezioni che sopravvengono con il passare del tempo: si viene a creare, così, un tunnel disperato da cui bisogna uscire per vivere serenamente per tutta la vita, con forza, con intelligenza, non mollando alcunché e non soccombendo nell'autocommiserazione.

                        

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