PROMESSI SPOSI

2 marzo 2016

IL BIGLIETTO DA VISITA

Si tratta di un'usanza antica: già nell'antica Roma usavano le schedulae salutatoriae; anche i Greci ne avevano consuetudine; i Cinesi, mettendo in moto la fantasia, con strisce di carta, bianca o colorata, creavano il loro biglietto da visita. Furono gli studenti tedeschi che, a Padova e a Bologna, al termine degli studi all'Università lasciavano ai docenti una propria memoria con una scritta comprendente lo stemma del casato, qualche frase augurale, un motto. Si giunge al settecento ed il biglietto da visita diviene estetico, ideato con arte. Nei primi decenni, sempre del Settecento, in Italia, in particolare a Firenze, non essendo reperibile qualcuno in casa si lasciava sotto l'uscio un biglietto da parte del visitatore, Giuseppe Parini usava spesso il biglietto da visita così Carlo Goldoni. Il suo uso ha una motivazione psicologica nel senso della diffusione della notorietà, fa ricordare, si è presenti nella memoria delle persone. Quello scritto in corsivo inglese è considerato, ancora oggi, classico; se  i caratteri sono in minuscolo rimane un residuo del Futurismo. Nell'Ottocento, infine, iniziò la stampa in tipografia.

                                                     

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