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30 marzo 2016

P A R A L L E L I

E' proprio vero: un artista non ha tempo. Tra Franz Kafka, vissuto a Praga dal 1883 al 1924, e l'artista contemporaneo si riscontrano dei paralleli che unificano la sostanza dei concetti estetici. Kafka visse tra tedeschi, ebrei e cechi, con contrasti crudeli etnici, oggi l'artista  è immerso in razzismi politici, sociali, economici, religiosi. Anche l'autore praghese pagò lo scotto di vivere con l'utile ed il profitto al culmine dei valori non più umani, con l'economia eletta di un regno senza senso: discriminazioni  e persecuzioni dilagavano a Praga, così per l'artista del nostro tempo. Non resta che non aderire alla società guasta e trovare nella scrittura o in ogni forma d'arte un rifugio, in solitudine. E dire che l'artista dovrebbe essere partecipe del sociale ma non è possibile. Così fu per Kafka, mentre scriveva Il processo, Il castello, La metamorfosi, La condanna. E ci si sente lontani dai significati ipocriti, dall'essere-non essere, dalle ingiustizie sociali, dalla legge non più legge. La classicità di Franz Kafka e la nostra del nostro tempo viaggiano verso l'identico punto cardinale con motivi concomitanti, con motivazioni simili in un mondo refrattario alla sensibilità umana ed artistica.




FRANZ KAFKA


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