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11 aprile 2016

PORTA IN FACCIA ALLA SCIENZA

Diceva Benedetto Croce che la scienza fosse un semplice ufficio economico e che, al massimo, potesse essere una ricetta di cucina, di cui gli uomini si valgono per produrre ciò che è loro utile nella vita. Giovanni Gentile asseriva che la scienza oscillerebbe tra l'arte e la religione, mentre la filosofia le unirebbe in una sintesi. Così il Neoidealismo chiuse la porta in faccia alla scienza per decenni, mentre altrove gli studi e le ricerche scientifici procedevano alacremente. Si rimase indietro con gravi ritardi nelle conoscenze, e così Antonio Banfi, il filosofo su cui mi sono laureato, relatore, Nikolao Merker, fu costretto ad emigrare - era il dopoguerra - in Germania per recuperare il terreno perduto attraverso Husserl, per superare l'isolamento. Si trattava di dare il giusto ruolo alla ragione, facendola uscire dai dogmi, dai recinti metafisici, attraverso il razionalismo critico copernicano e socratico. Finiva il provincialismo e la cultura italiana si apriva all'Europa ed al mondo.

                                               

ANTONIO BANFI

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