Morricone

1 agosto 2016

PARLAR FRANCO

Parlaci di un libro che conta...
Sono molto legato a un libro scritto da un semianalfabeta, da uno di quegli uomini derisi dalla cultura ufficiale, un libro che, finalmente, apre cancelli chiusi da secoli e sprigiona il dire, il canto, la comunicazione popolari. Questa è la letteratura condannata all'ergastolo da una piccola ma egemone fetta della società italiana.

Cosa pensi del lavoro nel nostro tempo?
Il lavoro, per secoli, è stato oggetto di schiavitù,  di servitù, sinonimo di disprezzo. Venne Cristo e lo valorizzò; in seguito, ritornò ad essere un campo di uomini ridotti a larva: ci vollero lotte, sacrifici, torture e morte per dare dignità umana al lavoro. Oggi si assiste al tentativo di ridurre il lavoro ad elemosina con la minaccia della disoccupazione, i giovani chissà se ne avranno uno.

Cosa provano oggi, secondo te, i giovani a vent'anni?
Avvertono delusione, frustrazione, scetticismo, pessimismo. L'età aurea, magica dei vent'anni non esiste più. Già a quest'età si avverte il peso della vita: è triste.

                             

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