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19 gennaio 2017

I N G O R G O

E dopo i miti che abbiamo avuto viviamo tutti in un ingorgo mentale che non possiamo espellere da noi stessi, dalla nostra mente, dal corpo. Sono ingorghi psicologici che non trovano più una sponda su cui adagiarsi e trovare l'illusoria serenità. Ricordi? Ci fu un tempo romantico della natura: il sole, gli alberi, il vento furono sublimati. Venne l'epoca metafisica, spirituale, con lo sguardo al cielo luogo del paradiso: un sacro liquidato e sostituito dalla santificazione di noi stessi, dal virtuale, dalla caduta netta del prossimo, del sociale. In questo inizio di secolo viviamo tutti alienati, nel vuoto, con la psiche appesantita da problemi irrisolti. Vediamo molti di noi che si illudono con tatuaggi sulla pelle come se fosse la superficie del mondo. Il tatuaggio è un monologo, un parlare a se stessi, un'esclusione degli altri, una caduta nella turris eburnea dell'individualismo più esasperato. Come afferma Luigi Zoja è la morte del prossimo.

                                          

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