Barbanti

25 gennaio 2017

LA PAROLA

Quando l'uomo conquistò la parola fu un avanzamento formidabile per la civiltà umana. Non fu solamente una questione di comunicazione, si aggiunse del mistico, del religioso alla stessa parola. Ciò durò per secoli. Quando Omero recitava i suoi versi - allora non esisteva ancora lo scritto - si ascoltava come una spiritualità impersonificata nel sacro della parola. Come dice Luigi Zoja la parola "canto, poesia, rito". Una vera e propria lingua nacque con i Fenici. Da allora al nostro tempo si giunse alla secolarizzazione della parola, perdendo, così, il carisma, l'altare. Il segno più grave della caduta della parola dalle vette del mistico è la perdita della socialità. Parlare non è più comunicare, non si danno messaggi di pensiero, si è prigionieri di un monologo anche quando, in apparenza, si parla a qualcuno. D'altronde, la parola risente dell'individualismo asfittico, non può andare oltre le sbarre che ogni individuo ha edificato intorno a sé. Quindi, ognuno si parla addosso e chiede anche - inconsciamente, ma non sempre -:"Mi sono spiegato?", non tenendo conto che, ormai, la parola ha il muro volontario di non essere ascoltata. Sicché, quando si parla, ai va incontro al vuoto, al partner sorpassato. Che fine ha fatto la parola... da Omero ad oggi!

                                           

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