speranze

21 febbraio 2017

LA NOTTE DEL MONDO

"Sono un giovane tuo contemporaneo. Ti parlerò di me come emblema di una generazione. La mia famiglia non è più quella comunemente intesa. Dovrebbero aprire un ufficio per dichiarare quella nuova. Eccola: il display del cellulare, lo schermo del pc personale, la radio personale, la mail. Se ancora ci si attarda a considerare la famiglia come quella comunemente intesa si vive nel passatismo. La mia vita è egemonizzata dal virtuale, moderna forma di incontro. Ecco perché non ho bisogno di nessuno che mi stia vicino, non mi serve più l'incontro con l'altro: la comunicazione è a senso unico e cosa esco a fare dalla mia stanza se fuori c'è solamente il nulla. La piazza, l'agora antica greca, è ormai un deserto, un luogo di passaggio, non più un luogo di dialogo di qualunque tipo. Se vuoi che ti dico cosa provo nell'uscire - purtroppo, me ne rammarico - , percepisco la sconvolgente sensazione di trovarmi innanzi un cibo fritto e rifritto, da spazzatura. Ecco perché mi vedete poco - che me ne importa - tanto il mondo mi entra in casa telematicamente".

                                                      
                                               

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