Barbanti

14 marzo 2017

E V A P O R A Z I O N E

Mi rivolgo a chi è padre, chiunque sia: lo sai... anche tu - con la crisi che viviamo - hai un compito impossibile nel rapporto con i figli. La psicologia più avanzata afferma che non ci sei più, che sei fallito, insieme alla caduta dei valori tradizionali che venivano da lontano. E subisci l'angoscia di questa realtà. Ma c'è una via d'uscita, suggerita da Lacan, da Recalcati, dalla psicoanalisi del nostro tempo: finiscila di essere illuso che puoi essere ancora un padre, che incarni chissà cosa, che sei l'assoluto! Così facendo, ipocritamente, tendi a nascondere la verità, la tua autoinsufficienza. Non sei più chi possa pretendere di avere l'ultima parola, che sei il redentore: sei "evaporato". Che fare, dunque? Rinuncia ad essere un padre dicendolo francamente ai tuoi figli. Hai il coraggio di dire loro che sei un pover'uomo? Che sei un eterno figlio? Di non farti chiamare più "papà": parola assurda che non esiste nella realtà, a meno che non ci si voglia prendere in giro. Spesso il figlio è il padre e il padre figlio. Abbi il coraggio di sacrificarti per la salvezza dei figli. Affidali al deserto e vedrai che se la caveranno meglio di chi porta il cordone ombelicale per tutta al vita: un fallimento letale!

                               

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