Morricone

28 luglio 2017

A TEATRO

Quando viene rappresentata una mia commedia brillante, in vernacolo polistenese-calabrese, mi aggrada comunicare le percezioni interiori che mi attraversano - come credo, per ogni autore - . Prendono corpo e vita personaggi nati nell'intelletto come vettori di un'idea, di una concezione dell'esistenza. Ridere è vitale per la salute, per l'equilibrio psichico, fa bene. Il guaio è che il sorriso sta scomparendo dallo scenario della comunicazione umana. Scrivendo commedie - cosa che faccio di getto - mi faccio trasportare da un'idea forsennata che galoppa, che guai a tenerla per le redini, mi porta dove nemmeno immagino  e mi fa ridere: il primo a trovare comico in ciò che si scrive è l'autore. Per non rischiare di essere ipocrita, va da sé che vedere sul palcoscenico proprie creature che vivono attraverso gli attori si avverte un'enorme soddisfazione, non per vanità ma per aver realizzato qualcosa da fare stare bene, almeno per un'ora, la mia gente.

                                                

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